It's ten o'clock in the evening. The supermarket has closed, my fridge is empty (if we decide not to consider a head of garlic, two apples and a box of vegetable butter) and I'm hungry.
Then I decide to examine the options available to fill my stomach, keeping in mind that my wallet and my fridge live more or less the same life. I put my coat on the back and leave the house.
At this time, in most of the districts of Rome, the only open shops are restaurants, pubs, wine bars. There's no place where you can do a little shopping, nothing cheap or undemanding.
In Piazza Vittorio, on the contrary you can count on a handful of small groceries run by Indians and Bangladeshis which are open until late at night, my salvation!
This is how I met Ibrahim and the guys who work with him in the Off License in Via Lamarmora corner of Via Principe Amedeo. Here, all around a chinese food there are a shop selling Indian dvd, a travel agency that only deals with routes such as Italy-South East Asia (the Jamuna Travels & Tours) and a dozen Off Licences crammed with spices and exotic vegetables. From two years Ibrahim runs the shop and his helpers arrange the boxes of fruit and fill my bags after weighing vegetables. Their polite smiles and the way they greet with a shrill voice reveals their satisfaction of having an Italian regular customer who is happy to have a chat, because usually those who attend these stores are just Africans and Bangladeshis living in the same area.
Antonio (co-author of the blog) and I interviewed Ibrahim, who despite living in Italy for ten years, speaks italian with difficult (due to the fact that daily he only attends his countrymen living in the neighborhood). The eyes of Ibrahim are melancholy and deep, a hole Bangladesh. We talked about his daily life, about Moroccans and Romanians that create crime in the area, about the Chinese impeccable work and about his family in Bangladesh (where he returns less than once a year).
So far on this blog we kept a light and almost frivolous tone. But, after approaching reality like that of Ibrahim, we can not avoid more serious considerations.
Hundreds of thousands of immigrants from Asia pass on the sidewalk next to us every day, from them we buy fruits and to them we entrust our children or our house cleaning. And they are in most cases totally neglected by the State. There are not language schools, except other than those managed by voluntary associations; the possibility to be joined by their families doesn't exist, there is no practical means of integration for these foreigners into our society.
We love Piazza Vittorio neighborhood because it is a multi-ethnic island in the heart of Rome, but, at the same time, we feel every day a total detachment between us and them, between the (small and precarious) Italian bourgeoisie and the huge mass of immigrants of first and second-generation living the city with us.
While walking back home with a bag containing two avocados, radish and Brazilian potatoes, I think that actually things are already going too well, because only two hundred yards away there is the national headquarters of CasaPound ..
Sono le dieci di sera. Il supermercato ha chiuso, il mio frigo è vuoto (se decidiamo di non considerare una testa d'aglio, due mele e una confezione di burro vegetale) e io ho fame.
Allora valuto le possibili opzioni per riempirmi lo stomaco, tenendo presente che il mio portafoglio non vive una vita molto diversa da quella del mio frigorifero.
Mi butto il cappotto sulle spalle e esco di casa.
A quest'ora, nella maggior parte dei quartieri di Roma, gli unici esercizi aperti sono ristoranti, pub, winebar, niente per fare una piccola spesa, niente di abbastanza economico e poco impegnativo.
A Piazza Vittorio invece puoi contare su una manciata di piccoli alimentari gestiti da indiani e bengalesi che rimangono aperti fino a sera inoltrata, la mia salvezza!
E' così che ho conosciuto Ibrahim e i ragazzi che lavorano con lui nell' Off License (come li chiamano a Londra) in Via Lamarmora angolo Via Principe Amedeo.
Qui intorno sorgono uno accanto all'altro un alimentari cinese, una rivendita di dvd indiani, un'agenzia di viaggi che si occupa solo di tratte Italia-Sud Est asiatico (la Jamuna Travels&Tours a cui dedicheremo uno dei prossimi post) e una decina di Off Licence stracolmi di spezie, scatolame e ortaggi esotici.
Ibrahim gestisce il negozio da due anni e i suoi aiutanti sistemano le scatole di frutta e i barattoli sugli scaffali e mi riempiono le buste dopo aver pesato la verdura.
Il loro sorrisi gentili e il loro modo di salutare con voce squillante rivela la loro soddisfazione di avere una cliente fissa italiana che è felice di fare due chiacchiere, perché di solito chi frequenta questi negozi sono proprio gli africani i bengalesi che vivono nella zona.
Io e Antonio (co-autore del blog) abbiamo intervistato Ibrahim, che nonostante viva in Italia da dieci anni, parla a fatica l'italiano (tutti i giorni frequenta solo i suoi connazionali che popolano il quartiere).
Lo sguardo di Ibrahim è malinconico e profondissimo, uno squarcio sul Bangladesh. Ci ha parlato della sua vita quotidiana, dei marocchini e dei rumeni che creano delinquenza nella zona, dei cinesi impeccabili sul lavoro, della sua famiglia in Bangladesh (dove torna meno di una volta l'anno).
Finora su questo blog abbiamo tenuto un tono leggero, quasi frivolo. Accostandoci a realtà come quella di Ibrahim, non possiamo evitare considerazioni dal tono un po' più serio. Come il fatto che centinaia di migliaia di immigrati dall'Asia, che vediamo scorrere sui marciapiedi vicino a noi ogni giorno, dai quali compriamo la frutta e ai quali affidiamo i nostri bambini o la pulizia delle nostre case è nella maggior parte dei casi totalmente trascurata dallo Stato italiano. Non esistono scuole di italiano, se non quelle gestite dal associazioni di volontari, non esiste per la maggior parte di queste persone la possibilità di farsi raggiungere dalla propria famiglia, non c'è nessuno strumento concreto di integrazione per questi stranieri nella società.
Noi autori adoriamo il quartiere di Piazza Vittorio perché è un'isola multietnica nel cuore di Roma ma avvertiamo ogni giorno di più uno scollamento totale tra noi e loro, tra la (piccola e precaria) borghesia italiana e l'enorme massa di immigrati di prima e seconda generazione che vive la città con noi.
Mentre torno verso casa con una busta contenete due avocado, radicchio e patate brasiliane, mi dico che in realtà le cose stanno già andando troppo bene, perchè solo duecento metri più in là sorge la sede nazionale di CasaPound.. E sì, anche a loro dedicheremo uno dei prossimi post.
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